Tidal: cos’è e come funziona l’anti-Spotify di Madonna e compagnia

Tidal è un altro servizio di musica in streaming (disponibile anche in Italia) che si aggiunge all’ormai lunga lista di alternative: Spotify, Deezer, Google Play Music Unlimited, Rdio e Apple Music. La novità è che chi comanda la compagnia non è una casa discografica o una compagnia tecnologica, ma artisti come Rihanna, Beyonce, i Daft Punk, i Coldplay e Madonna per l’appunto. Tidal è un prodotto di Aspiro, una compagnia svedese che è stata recentemente acquistata da Jay Z, marito di Beyonce, per 56 milioni di dollari.

Il 30 marzo 2015, in una speciale conferenza stampa a New York, 16 musicisti (tra i quali quelli citati e lo stesso Jay Z) hanno presentato ufficialmente il nuovo Tidal e il manifesto che ci sta dietro al mondo intero, definendo l’evento “l’inizio di una nuova era”: come ha detto Alicia Keys nel suo discorso, la musica vera con Tidal torna nelle mani di chi la produce (tremate intermediari avidi di denaro!).

Tutto molto bello ed emozionante, ma per noi comuni utenti e “consumatori” di musica cosa cambia? In realtà, la storia per noi cambia ben poco: pagando un abbonamento mensile avremo accesso illimitato al database di Tidal e potremo ascoltare la musica offline su tutti i nostri dispositivi, anche quando non avremo Internet a disposizione. Esattamente come Spotify.

Quali sono allora le vere differenze tra Tidal e Spotify, Madonna, Beyonce e i loro discorsi ispirati a parte? Prima di tutto, diciamo addio all’iscrizione gratis, a prezzo di qualche interruzione pubblicitaria. Tidal è solo a pagamento e mette a disposizione due modalità di abbonamento mensili:

  • Tidal HiFi, a 25,99 euro al mese, che ti permette di ascoltare la musica ad altissima qualità, senza alcuna compressione (tecnologia Lossless High Fidelity),
  • Tidal Premium, a 12,99 euro al mese, che ti permette di ascoltare la musica in qualità standard, quasi come Spotify (che chiede 9,99 euro al mese).

Ovviamente, la principale differenza tra Tidal e Spotify e gli altri servizi musicali è la prima modalità di abbonamento, con musica a qualità CD, per cui i puristi del suono e i veri amanti della musica impazziranno. Questo è almeno quello che sperano Madonna, Alicia Keys e compagnia bella.

Inoltre, Tidal ti dà accesso a un mondo di esclusive che non potrai trovare in altri software di musica in streaming: singoli inediti, videoclip, contenuti editoriali e interviste curati da un team di giornalisti specializzati, playlist speciali compilate dagli stessi musicisti. Tutto quello che può interessare un vero appassionato di musica.

Ma cos’è la musica in qualità Lossless High Fidelity?

Si tratta di tracce musicali che non hanno subito la compressione a cui si sottopongono i file MP3 per ridurne la dimensione e permettere un download rapido e uno streaming efficiente. Comprimendo un file musicale bisogna rinunciare a molti piccoli dettagli sonori che rendono la musica viva, quasi tridimensionale. Entrando in ambito tecnico, un file MP3 di qualità normale ha un bit rate di 96 kbps (AAC +), uno ad alta qualità a 320 kbps (AAC) e uno a qualità HIFI è Flac 1411 kbps (16 bit/44.1 khz).

Sul sito di Tidal c’è un video veramente ben fatto che mette a confronto un brano musicale in formato standard e Lossless e invece di spiegarti la differenza te la fa sentire. Eccolo:

Certo, il video è ben studiato per amplificare le differenze, ma prendendolo un po’ con le pinze rende l’idea.

Quante canzoni ci sono nel database di Tidal?

Sembra che al momento ci siano oltre 25 milioni di brani (per darti un’idea, Spotify ha superato i 30 milioni), ma che il catalogo crescerà rapidamente. Inoltre, molti cantanti che hanno ritirato i propri dischi da Spotify, ad esempio Taylor Swift, hanno invece dato la propria piena disponibilità a Tidal. In ogni caso, prima di registrarti, puoi controllare se i tuoi artisti preferiti sono su Tidal dal player web: puoi cercare in tutto il database le tue canzoni preferite, valutare l’usabilità dell’app e ascoltare 30 secondi di ogni canzone a qualità standard.

Su quali dispositivi si può usare Tidal?

Per il momento puoi usare Tidal su computer Windows e Mac tramite il browser (è ottimizzato per Google Chrome) e su tablet e smartphone Android e iOS.

Puoi riprodurre la musica in streaming su un solo dispositivo alla volta e in modalità offline su tre dispositivi al massimo in contemporanea, per ascoltare la tua musica preferita quando non hai internet a disposizione.

Puoi scaricare le app dalla pagina ufficiale.

Considerata l’importanza dei dispositivi di amplificazione per questo servizio, sulla stessa pagina puoi sapere con quali marche di impianti di alta fedeltà è compatibile.

Perché registrarsi a Tidal?

Se per te la musica è qualcosa di veramente serio, qualcosa di vero e magico che può cambiare il mondo, come ha detto Alicia Keys nel suo discorso, se il tuo orecchio è così sensibile da sentire i fruscii e le mutilazioni della becera compressione in formato MP3, se possiedi un costoso e complesso sistema di amplificazione audio per ascoltare la musica in tutta la sua purezza, se credi che i musicisti vengano sfruttati e sottopagati e se ti piace l’idea di avere accesso a contenuti in esclusiva sul mondo della musica, allora Tidal fa sicuramente per te.

C’è da dire che se hai risposto di sì alla maggior parte di queste ipotesi, probabilmente non hai mai scaricato un MP3 da Internet e da sempre (o quasi) compri religiosamente i dischi in CD e in vinile, almeno quelli dei tuoi artisti preferiti. Mi permetto allora di ipotizzare che forse la musica in streaming non è un concetto che ti piaccia granché, perché tu la musica vuoi non solo sentirla, ma anche vederla in casa tua, tra le cose che ami, esposta su un bello scaffale, per ammirarla anche con gli occhi, toccarla, possederla. Se così fosse, continuerai ad acquistare la musica in CD e se in molti la pensano come te mi chiedo se dietro Tidal non ci sia tutto un sistema di elucubrazioni e ipotesi sbagliate.

Ma se l’idea di una musica effimera non ti spaventa, una musica che è tua finché paghi il tuo bravo abbonamento mensile e che quando deciderai di non pagarlo più sparirà dalla tua vita e amen, come tutti i bei sogni, allora non ti resta che registrare un abbonamento. Così come se hai la (s)fortuna di essere fan sfegatato di uno dei musicisti ribelli che hanno deciso di stare solo su Tidal…

Per registrare un account Tidal, clicca qui. Puoi provare sia Tidal HiFi che Tidal Premium gratis per 30 giorni, prima di decidere.

Perché i musicisti ce l’hanno con Spotify?

Nel database di Tidal c’è anche Thom Yorke, con i Radiohead, che un paio di anni fa per primo aveva abbandonato Spotify con tutta la sua musica, sputando e  fuoco e fiamme contro il servizio di musica in streaming, accusato da lui e moltissimi artisti di pagare cifre insignificanti per ogni ascolto e di “far male alla nuova musica”. Ecco quello che scriveva in un tweet:

Nel 2010 qualcuno si prese la briga di creare un’infografica che spiega quanto guadagna ogni artista per la vendita di un CD (1 dollaro) e quanto invece per la riproduzione di una canzone su Spotify (0,00043 dollari). La differenza sembra spaventosa, ma bisogna anche considerare che un CD lo acquisti una volta e lo ascolti all’infinito, mentre una canzone puoi riprodurla centinaia di volte e ognuna di quelle volte paghi una somma, benché irrisoria, all’artista. Certo, quello che capiamo bene di tutto questo meccanismo è che le case discografiche hanno trovato una nuova maniera di speculare e chi guadagna meno su Spotify e compagnia sono i musicisti di nicchia e le nuove proposte, che magari non entreranno mai nella top 100 di Spotify e che vedranno riprodurre la maggior parte delle proprie canzoni migliaia, forse centinaia o addirittura decine di volte al mese. Guadagnando poco, praticamente nulla, come ci ha fatto notare Thom Yorke.

Dopo di lui è stato il turno di Taylor Swift che nell’autunno 2014 ha ritirato tutti i suoi album da Spotify. E adesso arriva questa iniziativa di Madonna, Beyonce, Alicia Keys, Jay Z eccetera che hanno platealmente immortalato in un video che sta facendo il giro del mondo la loro dichiarazione di guerra contro Spotify e le case discografiche, tutti schierati in fila come temibili soldatini.

Loro forse guadagneranno di più, ma… noi? Pagare più di 25 euro al mese per un abbonamento di musica in streaming, benché ad alta qualità, non è un po’ troppo? Tu cosa ne pensi?