Serie TV: vedresti un sequel di una commedia romantica anni ’90?

Non vorrei fare polemica, ma questo articolo di Wired mi ha lasciato perplessa. Prende spunto da una notizia: ABC sta iniziando a produrre una nuova serie TV, Wedding, ispirata al film del 1997 Il matrimonio del mio migliore amico (con Julia Roberts e Rupert Everett): il telefilm costituirebbe un vero e proprio sequel e inizierebbe laddove il film si era concluso. L’autore dell’articolo scrive “La domanda sorge spontanea: se ne sentiva davvero il bisogno? In Italia probabilmente no, ma negli States e in Inghilterra, forse, il film conserva ancora una qualche schiera di seguaci ansiosi di un more of the same.

My Best Friends Wedding 1997

L’autore dell’articolo di Wired purtroppo non si ferma solo a questa frase infelice. Infervorato dal tema coglie l’occasione della notizia per fare una carrellata di titoli di film che a un certo punto si è pensato di trasformare in serie TV e la intitola “10 commedie romantiche che (non) vorremmo come serie tv“. Si tratta di film sentimentali e commedie romantiche degli anni ’90 che sono ormai diventati un classico (almeno per qualcuno), come Serendipity, Harry ti presento Sally, Notting Hill, Insonnia d’amore, C’è posta per te e addirittura Bridget Jones: a detta dell’autore è “difficile che vedano mai la luce” e da parte del pubblico “(non) si sente l’esigenza di un remake televisivo”.

Bridget Jones

Ora, almeno 5 o 6 delle 10 serie che l’autore sostiene che nessuno di noi vorrebbe vedere, io che le voglio vedere. Anzi! Starei incollata su Netflix a fare binge-watching tutta la notte per sapere come va a finire! E facendo una rapida indagine tra le mie amiche, ho scoperto di non essere l’unica. Orbene, la domanda sorge spontanea (per parlare come il nostro amico di Wired): a nome di chi parla l’autore dell’articolo di Wired, membro di una redazione all’80% maschile?

A dare un’occhiata a cosa consigliano di vedere su Netflix gli autori di Wired, ce ne possiamo fare un’idea, seppur approssimativa: in grande maggioranza si tratta di serie TV fatte di violenza, sangue, sesso, battaglie, sparatorie, politica, droga, narcotrafficanti e altri intrighi. Comunque, avrei potuto capire se si fosse trattato di un caso isolato e l’autore di questo articolo fosse stato l’unico a dar voce ai propri gusti personali in un articolo pubblicato su uno dei magazine di tecnologia più letti da uomini e donne in Italia. Il problema è però che su Wired, purtroppo, sta diventando un’abitudine.

Per restare solo nell’ambito di questa tematica leggera, qualche giorno fa alla notizia che Una mamma per amica avrà un sequel di 4 puntate (ancora una volta prodotte da Netflix): un altro autore di Wired se n’è uscito con quest’altro articolo “Torna una Mamma per amica e siamo stupiti quanto voi“. Leggendo il testo ovviamente capiamo che il tipo di stupore a cui si accenna nel titolo è tutt’altro che positivo. Ma ancora una volta la realtà è molto diversa da quello che si agita negli umori della redazione di Wired e come lo stesso autore ha dovuto ammettere la notizia “ha comprensibilmente riempito il web di inspiegabile euforia” (a cominciare dalle mie amiche di Websista).

Una mamma per amica

La realtà è che ci sono molte donne (ma non solo) che hanno amato la serie TV Una mamma per amica e che sono rimaste deluse dalla conclusione. Ci sono persone che vorrebbero avere un’altra chance e vedere un finale degno. Ci sono persone che in una serie TV si affezionano ai personaggi e cercano storie di buoni sentimenti, di famiglie e di amici, battute sagaci e leggere, e… perché no, storie d’amore. Ci sono persone che hanno amato le serie TV How I Met your Mother, Modern Family e Gossip Girl, e, sì, ci sono persone che amano le storie “improbabili, sdolcinate, kitsch e forse anche un po’ retrò.”

Il problema è sempre quello: i magazine di tecnologia e a quanto pare anche quelli di lifestyle, almeno in Italia, sono ancora scritti soprattutto da (un certo tipo di) uomini per (un certo tipo di) uomini e da donne che o condividono i gusti preponderanti in redazione o vi si adattano (con le dovute eccezioni). Ma su una rivista giornalistica di tecnologia generalista come Wired, non mi aspetto di leggere blog post personali palesemente di parte: voglio vedere la realtà e tutte le sue sfaccettature, voglio leggere consigli che prendano in considerazione i miei gusti personali che sono molto meno rari di quello che vogliono farci credere. E saranno banali, stereotipati, “improbabili, sdolcinati, kitsch e forse anche un po’ retrò”, ma è questo che ci identifica, ci fa stare bene e rende il mondo anche un po’ più vario e rassicurante. Anche quello in cui vivono gli autori di Wired. 

E quindi care ragazze (e cari ragazzi), facciamo un’inchiesta: che serie TV consigliate di vedere su Netflix? A voi la parola! 😉