Che app e gadget usa una scrittrice? Intervista a Sara Lorenzini

Qualche settimana fa abbiamo parlato del suo nuovo libro Il diavolo veste Zara, firmato con lo pseudonimo di Mia Valenti, la protagonista. Oggi facciamo quattro chiacchiere a tu per tu con Sara Lorenzini, trentenne romana al terzo romanzo con Mondadori. E oltre ad alcuni retroscena sulla sua ultima opera, scopriamo che anche le scrittrici si semplificano la vita con la tecnologia, usando l’iPhone per prendere appunti e TripAdvisor per organizzare le trasferte. Una scelta pienamente condivisa dalla protagonista del suo libro e che ha un significato sociologico quasi rivoluzionario nella nostra Italia, come lei stessa ci rivela alla fine dell’intervista…

Bando alle ciance, leggi l’intervista e scopri i segreti di Sara, scrittrice geek chic ironica e determinata, che vive “attaccata al suo smartphone” ma che resta romanticamente una “scrittrice e una lettrice vecchio stile”.

Ciao Sara! Parliamo del tuo ultimo romanzo. In cosa ti somiglia di più Mia Valenti, personaggio di Il diavolo veste Zara?

Mia è una sognatrice concreta, una ragazza che si impegna molto per realizzare i suoi obiettivi, determinata e tenace. Direi che in questo ci somigliamo, per il resto lei è decisamente audace, intraprendente, impavida, a tratti incosciente…

E per il personaggio di Veronique ti sei ispirata a una persona reale?

No, per fortuna non ho mai incontrato un capo tremendo come Veronique nel mio percorso professionale! Però potrei dire che Veronique è un concentrato dei capi peggiori incontrati nella vita di ciascuno di noi…

Perché la scelta di firmare questo romanzo con il suo pseudonimo?

Mi hanno sempre chiesto se i miei romanzi (“45 mq” e “Diario semiserio di una redattrice a progetto”) fossero autobiografici… questa volta mi sono divertita – e vendicata – e ho reso la mia protagonista, la scrittrice! E assicuro: è una storia vera. La sua, però…

Adesso parliamo di Sara… Quanto è importante la tecnologia per te?

Vivo attaccata al mio smartphone, sempre connessa a internet e in certi periodi della mia vita, quando per esempio sono in piena fase di scrittura di un romanzo, potrei dire che il MacBook diventa quasi una protesi! 

E la moda?

Non troppo… La seguo, ma non ne sono schiava. Superati i trent’anni direi che ho trovato il mio stile.

Zara o Prada?

Zara, ovviamente.

iPhone o Android? 

iPhone. 

Mac o Windows?

Mac.

Leggi su carta, tablet o eBook?

Carta… Sono una ragazza geek & chic, ma resto una scrittrice e una lettrice vecchio stile…

Che applicazioni usi per il tuo lavoro di scrittrice? 

Nessuna! Anche se il mio iPhone ormai ha scalzato il blocchetto per gli appunti e scrivo nelle note tutto quello che mi passa per la testa, specialmente quando viaggio in treno… 

E per semplificarti la vita di ogni giorno?

TripAdvisor e WhatsApp.

C’è un’app senza la quale non riusciresti a vivere?

Direi che senza WhatsApp mi sentirei persa… 

Qual è l’ultima app che hai installato?

Reflex (ndr: app per iOS per creare foto in stile vintage).

Qual è il più grosso problema che sei riuscita a risolvere con la tecnologia?

Spesso in macchina mi perdo, anche nella mia città! Siri mi riporta sempre a casa… ☺

E quello che non hai ancora risolto? 

Il teletrasporto?!

Qual è il gadget tecnologico più strano che hai acquistato?

Non saprei… mi piacerebbe provare i Google Glass ma sono miope, non so se rischio di andare a sbattere… 

Quanto è importante il design nella tecnologia?

70% per cento per me…

Come vedi la presenza della tecnologia nel mondo femminile italiano?

La vedo in aumento, anche da un punto di vista professionale e lavorativo: sono sempre di più le donne che lavorano in ambito informatico e tecnologico.

Tu stessa hai detto che questo romanzo piacerà molto alle ragazze geek chic italiane: secondo te cosa significa essere geek chic in Italia oggi?

Significa combinare la passione per la tecnologia e la cultura con uno stile decisamente femminile e originale. Significa fare tendenza perché si mette in mostra solo il cervello. E direi che in un Paese come il nostro, tra il mito della velina e la legittimazione delle escort, le geek girl fanno quasi una scelta rivoluzionaria: rifiutano l’idea stereotipata della donna. Potrei definirle provocatoriamente delle femministe 2.0.

E per il futuro cosa speri?

Spero che, al di là delle definizioni, di ragazze ispirate a una filosofia come quella geek & chic ce ne siano sempre di più.

Grazie mille, Sara, e in bocca al lupo: che Il diavolo veste Zara abbia un grande successo! ☺

A te! ☺